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Carissimi don Ottavio, don Gianluca e don Cornelius!!!
Carissimi fratelli e sorelle di Cadidavid!!!!!!!
Sono passati quasi tre mesi da quando vi ho salutati per ritornare a Bafatà. Del periodo che sono stato a casa porto nel cuore tante e tante persone che mi hanno dimostrato affetto e amicizia. Nonostante le restrizioni di contatti per causa del virus ho avuto la grazia di vedere tanti volti conosciuti e rinsaldare alcuni legami. Purtroppo non ce l’ho fatta ad accontentare tutti; so che tanti sono rimasti dispiaciuti perché non ho trovato modo di dedicargli un po' di tempo. Vi chiedo scusa! Ricordo le messe di domenica 20 settembre celebrate a Cadidavid, la serata-testimonianza con il gruppo missionario. Ho proprio un bel ricordo e di questo sono grato al Signore! Mi avete arricchito il cuore attraverso la vostra preghiera, l’interesse a conoscere la missione, il contributo economico che tanti mi hanno dato per costruire la chiesa. Quindi, un immenso GRAZIE!
Vi scrivo in questo momento in cui l’Italia, insieme ad altri, sta passando un periodo difficile. Da qui, accompagno le notizie e mi chiedo spesso: che Natale è quello che state vivendo? Sembra che ogni giorno ce ne sia una di nuove, ora anche la variante del virus, i continui appelli a rispettare le norme, le direttive di comportamento, la preoccupazione per chi si è infettato, il timore di entrare in contatto con qualcuno di infetto… e ora l’impossibilità di vivere la festa del Natale con parenti e amici, molti, addirittura, isolati e soli! Tutto ciò mi fa venire alla mente la precarietà che anche la famiglia di Nazareth ha sperimentato. Giuseppe e Maria non hanno avuto vita facile. Dopo l’annuncio dell’angelo a Maria e il sogno di Giuseppe di accettare il bambino che Maria portava in sé, Dio non ha spianato loro la strada. Con la forza e l’entusiasmo di compiere una missione per il Signore, hanno avuto l’animo di affrontare grandi rischi per la loro vita e per la nascita del Bambino: il lungo viaggio per registrarsi nel censimento, il rifiuto di essere accolti in un luogo degno per il parto. In mezzo a questa situazione precaria, Giuseppe e Maria non hanno perso il loro entusiasmo di sentirsi parte di un Disegno più grande. Portavano nel cuore un segreto bellissimo, l’entusiasmo intimo di essere stati scelti da Dio per una grande impresa.
L’augurio che faccio a tutti è di affrontare la situazione precaria della pandemia con l’entusiasmo intimo del cuore che ognuno di noi è accompagnato dal Signore, non lasciamoci prendere dalla paura e dallo scoraggiamento. Questa pandemia non è la situazione di vita ideale che ciascuno di noi desidera per sé, tutti speriamo che finisca per poter riprendere la vita in modo normale in cui eravamo abituati. Tutti stiamo attendendo tempi migliori. E facendo così la vita ci sfugge di mano. Maria e Giuseppe non hanno atteso che il mondo attorno a sé migliori, non hanno aspettato la situazione ideale. Hanno affrontato la situazione precaria di quel momento con entusiasmo, si sono accontentati. “Chi si accontenta, gode così così” cantava Ligabue, espressione che segna sempre la nostra vita nella ricerca costante di qualcosa di più, di qualcosa di diverso, di qualcosa di ideale, di qualcosa di adrenalinico, qualcosa che ci porti fuori dalla realtà.
Maria e Giuseppe, invece, si sono accontentati, erano felici con quello che avevano. Ci testimoniano che la gioia vera è essere contenti di quello che il Signore ci dà di vivere oggi.
Cari cadidavesi, vi auguro di cuore Buon Natale!
Ricordiamoci nella preghiera! Che ciascuno, dove è chiamato dal Signore, compia la sua missione con entusiasmo portando il Suo giogo dolce e soave. Nella compagnia di Gesù mi sento unito a voi tutti, vi ricordo con tanto affetto! Un abbraccione!
Con affetto,

don Andrea