Il campanile

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Il Campanile di Cadidavid

(di Gabriele Ciccarelli)


Storia

Il campanile di Cadidavid, iniziato il 2 aprile 1894 su progetto dell'Ing, Giacomo Guglielmi e terminato nel novembre 1902, ha un singolare appellativo: è popolarmente detto "el campanil dei ovi". Questo perché i parrocchiani di Don Pietro Zampieri, che allora erano circa 2.500, contribuirono con l'offerta delle uova alla sua realizzazione: l'allevamento e il commercio dei polli era allora un'importante risorsa dell'economia familiare paesana.

Il campanile, staccato dalla Chiesa costruita cinquant'anni prima, è una costruzione di stile neoclassico, si innalza imponente e maestoso per circa settanta metri. È dedicato a "Gesù Cristo Redentore": questa scritta la si legge sopra la cella campanaria, nel lato antistante la piazza.

Con la sua altezza, svetta massiccio su tutta la pianura circostante, al centro dell'antica "Campagna Maggiore Veronese". Sopra i finestroni della prima cella, abbelliti da lesene corinzie, vi sono i quattro orologi che danno l'ora a tutto il paese, visibilmente e con i rintocchi. Più in alto ancora, la seconda cella, quella campanaria, ha i finestroni incorniciati da colonne corinzie che sorreggono architravi  timpanati, sui i quali si innestano il tamburo ottagonale e la cupola ogivale ricoperta di lamiera; una sfera in rame e la croce completano il tutto.

La collocazione delle campane venne terminata nell'agosto 1903. Il complesso è costituito da nove bronzi, opera della fonderia Cavadini di Verona, il più piccolo dei quali è di quintali 1,60 mentre il più grande pesa ben 24,40 quintali. Il costo complessivo fu di 25.000 lire. Le campane, prima di essere issate, vennero benedette in fonderia dal Vescovo, Cardinale Bacilieri, e poi, imbandierate a festa su carri trainati da buoi, sfilarono per le vie del paese. Diversi di questi bronzi  sono stati rifusi posteriormente per rotture. Ognuno ha impressa  una frase augurale o di preghiera in latino ed è dedicato a determinati santi.

Un così alto numero di campane è ordinato in modo da formare un armonioso concerto. Ogni campana ha la sua nota musicale ben precisa. Una nutrita  schiera di campanari (le campane più grosse abbisognano di due persone), detti popolarmente "i sonadori", giovani e anziani, guidarti dal maestro campanaro, suonano a concerto nelle grandi solennità  religiose. E suonano bene, tanto che la loro sede, situata manco a dirlo , nel campanile, è ricca di coppe e targhe vinte nelle varie competizioni con altri paesi e città.

Anche al giorno d'oggi il suono delle campane ha un suo linguaggio importante, sia per i fedeli che per gli abitanti: scandisce i vari momenti della giornata, le gioie e i dolori, le pause dal lavoro e le festività, le Messe e le funzioni religiose. L'Ave Maria, i "boti del tempo", il mezzogiorno, l'ora della notte, il "segno", la "campanèla", il "reciàmo".... sono suoni e termini che tutti (o quasi) conoscono e interpretano.

Nel 1994 il Parroco don Giuseppe Modena, ha fatto inserire la meccanizzazione elettrica delle campane, perché anche "el campanar", quello quotidiano, era andato in pensione. Il sistema computerizzato prevede però un congegno in modo che "i sonadori", nelle festività solenni, possano ancora tirare a mano, con le funi, le loro campane, al comando del capo campanaro.


Interventi  di restauro


Come un vecchio centenario, tanti sono gli anni passati dalla costruzione, anche il campanile incomincia a sentire le ingiurie del tempo. Il vento, la pioggia, il gelo, l'inquinamento atmosferico, hanno fatto presa sugli elementi murari esterni, più fragili, dell'edificio: i capitelli e le colonne, i parapetti e le modanature che abbelliscono i cornicioni e la cella campanaria sono di tufo, una pietra tenera di Avesa molto fragile che col tempo, se posta all'esterno, si sfalda. E diversi pezzi tufacei, specie dei capitelli, sono caduti dal campanile, tanto che, il precedente parroco don Giuseppe Vantini, si preoccupò dell'incolumità della gente facendo istallare sotto il primo cornicione, una specie di ombrello protettivo, fatto di tubi di ferro e assi. Un intervento provvisorio in attesa di risanare il tutto.

Nel 199X il nuovo parroco, don Giuseppe Modena, con i dovuti benestare della Commissione alla Conservazione dei Beni Culturali, dell'Istituto Centrale del Restauro e della Soprintendenza ai Beni Ambientali e Architettonici di Verona, ha interpellato una ditta specializzata, di Bassano del Grappa, la quale era già intervenuta anni fa con lavori di riparazione sullo stesso campanile.

Questa ditta ha presentato un progetto di risanamento totale dell'edificio religioso, sotto la direzione dell'arch. Martino Perbellini.

In primo luogo sono state fatte analizzare chimicamente da un laboratorio specializzato di Firenze, alcune parti tufacee, deteriorate e sane, per vedere, con l'analisi microscopica, la composizione della materia e le cause del degrado: questo degrado, dicono i risultati, è stato accelerato per l'alterazione del carbonato di calcio (che compone il tufo) ad opera di ossidi di zolfo presenti nell'atmosfera. Acquisiti i risultati dell'analisi chimica, si è poi pianificato l'intervento. Installato il ponteggio dal primo cornicione fino alla cupola, si è poi passati all'intervento vero e proprio.

Si è iniziato con la pulitura idromeccanica usando minigetti a bassa pressione di acqua riscaldata a una determinata temperatura e usando bisturi e scalpellini, in modo da togliere le parti marcescenti e pulire le strutture da licheni e funghi deterioranti. Il tutto seguito da impacchi di carbonato di armonio e liquido biocida.

Come già detto, il degrado più pronunciato lo si trovava sui capitelli e sulle colonne che attorniano la cella campanaria.

Si è poi passati ad asportare le vecchie stuccature di cemento, tassellando le parti mancanti con materiale analogo. Poi tutte le stuccature e tassellature sono state pattinate in modo da renderle uniformi con il resto del materiale lapideo.

Il tutto è stato consolidato con resine speciali, idrorepellenti e traspirabili al vapore acqueo. Infine si sono applicate sulle superfici esterne, una pellicola speciale per proteggere la pietra dagli agenti atmosferici e renderla così inattaccabile.

Dopo questo lavoro di restauro e manutenzione esterna , si è passati alla pulizia generale interna.

Anche la cupola, fatta di lamiera verniciata è stata sostituita a causa delle infiltrazioni d'acqua che minacciavano l'intelaiatura sottostante, in legno di larice. E’ stata cambiata con un'altra analoga, ma fatta con fogli di rame da 8/10. Pure l'intelaiatura di legno è stata riparata nelle parti guaste con larice stagionato.

Anche la sfera di rame sovrastante, è stata sostituita con un'altra identica, in fogli di rame da 11/10 e poi d'orata.

La croce infine è stata anch'essa rinnovata.

Fatti  Curiosi

La sfera, sulla cima del campanile racchiude una pergamena scritta da Mons. Giuseppe Manzini cadidavese, alla conclusione della costruzione, nella quale descrive in sintesi la storia dell'edificio. Da questa veniamo a sapere che il progettista, già detto, prestò gratuitamente la sua opera, che i dettagli del progetto furono preparati dall'arciprete, Don Zampieri, che capomastri furono i cadidavesi Castellani e Canoso, e che la popolazione contribuì con un'offerta di 46.000 lire in nove anni.

Nella sfera c'è racchiusa anche la pergamena con i nomi dei bambini che fecero la prima comunione in quegli anni.